TUTTO PASSA
di Salmastra
L’unico modo di salvaguardare la propria solitudine è ferire tutti, a cominciare da quelli che amiamo.
Emil Cioran, L’inconveniente di essere nati, 1973
Parole e promesse troppo grandi possono diventare una colpa.
Seduta a questa scrivania, da stamattina. Una bottiglia d’acqua, una pila di magazine, pennelli sfaldati, 5 libri, un calendario da tavolo con i fogli piegati ai lati dalle manine di Filippo, penne, colori a matita senza punta, tre faldoni con i documenti di Bologna, e dell’agenzia in cui lavoravo.
Faceva freddo in quel posto. Il rubinetto del bagno gocciolava di continuo, e quando rimanevo sola diventava un suono inquietante. Il pavimento antico, opaco. L’avvocato con cui si condivideva l’ingresso, una chiave troppo vecchia che girava nella toppa di una porta che con un soffio cadeva.
L’odore del detersivo con cui lavavano il pavimento, e le scale del condominio.
Il tribunale che costeggiavo a piedi, e gli avvocati con le loro 24 ore costose, i fiumi di parole che riversavano in quei telefoni, o mentre camminavano a passo spedito in coppia.
Pensavo che una delle professioni che mai avrei potuto fare era proprio quella.
Troppe etichette, troppa attenzione agli involucri.
Il 39, se ero fortunata a prenderlo e a non aspettare 35 minuti. I Giardini Margherita, in cui mi stendevo al sole di maggio, felice come se non ci fosse null’altro al mondo.
La spesa al Penny, veloce, le focaccine alle olive del Conad, un po’ di prosciutto per cena.
Un film a noleggio, il ragazzo di Blockbuster che sorrideva, con i capelli tirati di lato e ingelatinati. E che mi tendeva un lecca lecca, di nascosto, ogni volta.
Ripenso ai sacrifici, a cosa sono serviti. A cosa è servito studiare e lavorare insieme.
Caricarsi di zaino da campeggio pieno di volantini e camminare nella neve per distribuirli.
Piangevo, mi ricordo. Imprecavo a ogni passo, ma ogni minuto che passava mi facevo forza dicendo che tutto quello avrebbe avuto, un giorno, un senso. E ne ero convinta, anche!
IDIOTA!
Era la mia vita. Ed è lontana come me.
Troppa roba per riuscire a trovare il filo del discorso, per cominciare a scrivere.
Quindi parto da qui per cercare di svuotare la testa, alleggerire l’orgoglio, ricominciare a essere produttiva, come devo.
Non cercare mai
“(…) Dissi il mio amore, già dissi il mio amore,
il cuore le apersi;
tremando, gelando, in orrenda tema,
ah! lei, lei se ne andrò.
Appena mi lasciò
un viandante passò,
in silenzio, invisibile:
gli bastò un sospiro, la prese.”
(Blake)
UN NULLA, E L’AMORE SI DISSOLVE NELL’ARIA.
La stessa storia. Punto e a capo. L’amore dura un attimo. I sentimenti svaniscono.
Me ne devo solo capacitare.