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UN DIO QUALUNQUE

giovedì, 17 marzo 2011 alle 19:19

Ieri sera pioveva forte. Pioggia mescolata a vento, che le dava un effetto strano, quasi fossero schegge di vetro a cadere dal cielo.
La mia macchina era a rosso fisso. Un’impresa mettere benzina, con le banconote umide che non ne volevano sapere di entrare nelle fessure dell’automatico.
I volti bagnati totalmente dall’acqua, come una doccia incessante.
Una serata inaspettata, incontri ravvicinati del terzo tipo.
Parole su milioni di parole al vento.
Parole pesanti, identiche spiccicate, come identici sono sempre stati d’altronde.
Mi sembra abbia capito, però.
Quando ho detto di quale integrità morale parliamo, considerando tutto, ha taciuto.
E mi son sentita di aprirgli gli occhi sui loro “fantomatici” amici e di mettere sulla bilancia la signorilità di Vale contro la loro infantilità di atteggiamenti.
Che mi fanno sorridere e ringraziare dio di esserne fuori.
Un dio qualsiasi.

L’amicizia, comunque, è qualcosa che si valuta col tempo, che si apprezza. Ne sto apprezzando tanta, e tanto altro, invece, ho visto che cosa si è rivelato.
Ho sempre ritenuto che il più grande privilegio, sollievo e conforto dell’amicizia fosse quello di non dover mai spiegare nulla.

Coloro a cui spiego, sono fuori.

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DECLINA IL GIORNO

mercoledì, 16 marzo 2011 alle 02:31

Se non fosse per questi occhi stanchi il mondo sarebbe un’istantanea nitida e tersa, come un giorno d’autunno, dopo una pioggia intensa e purificatoria.
Parlo di immagini, di foglie che dondolano al vento umido di marzo, di sorrisi perlati di bimbi, di piedi che affondano nella sabbia calda, di tatuaggi con aloni intorno preservati da creme protettive, di bocche che si aprono in sorrisi larghi, di amicizia, quella vera e tangibile, sparpagliata in due, tre parole al massimo.
C’è così tanto marcio intorno, così tanti mentecatti, tornata qui, che alle volte mi verrebbe da prendere una poltrona, accavallare le gambe, accendere una sigaretta e guardarli. Poco importa che si tratti di piantare una poltrona in un bar, in una strada centrale,o  in un negozio di articoli per la casa.
Guardare sin dove possono spingersi.
Cosa possono inventare.

Il mio rimedio? Guardarli a testa alta, sorridere e chiedere come va.
Ho visto che li lascia di stucco.
Ancora meglio dell’indifferenza, perchè quella se l’aspettano. E’ la stessa cosa che offrono per cui ricambiare con altro stupisce.
“Finchè dura il rimorso dura la colpa” diceva Borges.
Non ho mai avuto alcun rimorso, sarà per questo che dormo serena e su mille cuscini.
E tu, che mi leggi (ancora per poco, sino a quando non deciderò di trasportare e chiudere i miei pensieri con chiavi d’accesso), pensa in cosa hai mancato, prima di dire quello che dici su di lui.
Che mi dà tutto ciò che tu hai lasciato scivolare.

Proprio perchè ho orecchie per sentire tacete, piuttosto. Come fa la gente stanca quando declina il giorno.


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INSETTI

martedì, 15 marzo 2011 alle 02:29

Vi capita mai di sentire così tanta felicità dentro da provare dolore?
Credo sia una sorta di autodifesa dell’anima, nel caso dovesse urtare in qualcosa che non ci si aspetta.
Da sempre vedo la felicità come un insetto.
Una di quelle falene dalle abitudini notturne, attirate dalla luce su cui sbattono e sbattono, sino a cadere in terra stordite.
O uno di quegli insetti dalle zampine lunghe, schiacciati dal passo leggero di un bambino, o da quello più pesante e incauto di un adulto. Uno di quegli insetti che nonostante tutto continuano il loro percorso imperterriti, come se nulla li avesse travolti.
Così dev’essere, senza paura.

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FINALMENTE

mercoledì, 2 marzo 2011 alle 04:24

Pensavo oggi, tra un articolo e un altro, tra una mail e un contest, un aggiornamento scheda e una sigaretta, all’estate del ‘97.

A 16 anni avevo un secchio di vernice rossa ai piedi e un pennello.
Maggio, fine maggio precisamente, e già  un caldo afoso, prime avvisaglie di una stagione rovente che premeva.
Fissavo il mio letto, lo specchio con Lupo Alberto e la frase incisa (’gli occhi sono specchio dell’anima’, così diceva. Retorica, ma vera).
Il muro, su cui non avevo avuto il permesso di disegnare, ma che ho disegnato comunque con le bombolette spray.
La soddisfazione e la gioia nel vedere un disegno prendere forma e riempirsi di colore, arricchirsi di sfumature.
Poi di colpo ho ricordato la frase scritta intingendo il pennello nella vernice rossa.
Ogni lettera con una grande scolatura, che si raggrumava in fondo,  anche se cercavo di tamponare.
Un passo di Pessoa, in cui mi ritrovavo da sempre, tratto da ‘Il libro dell’inquietudine’, letto in una notte durante la malattia lunga che mi aveva allettata per un mese.

Diceva così:

Ho sempre rifiutato di essere compreso.
Essere compreso significa prostituirsi.
Preferisco esser preso seriamente per quello che non sono, ignorato umanamente, con decenza e naturalezza.

Mai nulla di più vero e attuale.
La differenza, tra i miei 16 e i miei 29 è nello stato d’animo che mi pervadeva all’epoca, differente da quello di adesso. All’epoca era travaglio, era ribellione, era silenzio e dolore leggero.
Ora è serenità, quiete, dolcezza e, finalmente, equilibrio.
Finalmente.

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martedì, 1 marzo 2011 alle 04:12

:-)

:-)

:-)

oggi a me domani a voi

non ci sono parole


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A VOI UN PENSIERO…

lunedì, 28 febbraio 2011 alle 14:15

Oggi mi rivolgo a voi, che leggerete, leggete da sempre. :-)
A te, innanzitutto. Ferita come donna, innamorata, da sempre diffidente nei miei confronti e con la pretesa di avermi conosciuta in neanche un anno. A te che non m’hai mai sopportata, ma non hai mai avuto il coraggio  di dirmelo, anche se la tua diffidenza era tangibile.

A te e al dolore che riesco a capire, che è stato il mio stesso identico 4 anni fa.

A te dico che si supera, se sei abbastanza forte.
A te che credi che io sia con lui da maggio.
Da MAGGIO? Beh, ora che lo conosco direi anche “magari”
In Sicilia? Mi sembra un po’ esagerato, a meno che non ritieni Balo un vero e proprio cretino.
E non lo è mai stato.

Mi rivolgo anche a te, che mi hai avuta di fianco per due anni e mezzo.
Che hai sbagliato, e tanto, come ho sbagliato, e tanto, anche io.
A te che non eri pronto, e che devo ringraziare x questo, xchè senza di te non avrei mai capito cosa voglio e cosa non voglio nella mia vita.
A te che capirai, che a tratti ti lascerai trascinare da parole, dalla cattiveria, dai pettegolezzi di bassa lega degli pseudoamici di cui ci siamo circondati.
A te che hai usato parole che so che erano dettate dalla rabbia. Che spero fossero dettate solo da quella. Per non vanificare anche quei due anni e mezzo.

Io cammino a testa alta. Non ho tradito, non ho inventato, ma ho seguito un percorso naturale che neanch’io avevo contemplato.
Se c’è una cosa, unica, di cui vado fiera di me è l’amore che ho da dare, in generale.
Non sono mai stata egoista, e chi mi conosce (ma conosce per davvero) lo sa.
E il mio unico augurio, visto che tra i miei mille difetti non c’è sicuro quello della cattiveria, è che arriviate a provare qualcosa di così bello un giorno. E grande.
Perchè non si muore per amore.
Si muore, piuttosto, per i pensieri malsani, per il tempo non investito in cose sane, piacevoli, per un interesse non coltivato, per un adeguamento a situazioni che non ci piacciono solo per conformismo sociale, o per paura.
Si muore perchè non ci si assume le proprie responsabilità.
Per amore si sta male. Molto.
E io son stata male a mio tempo, ho già dato, per cui vi capisco.
Ma credo sia arrivato il mio turno di essere felice e sapete da cosa me ne accorgo?
Dal fatto che gli altri parlano, e perdono tempo a farlo.
Io sorrido e pianifico, penso alla festa di questo pomeriggio, serena come mai sono stata.

Eh si, perchè oggi Petrusinella compie gli anni. Queste sono le cose importanti.
Un giorno in più in questa vita, che, se vi accorgete, è unica.
E va vissuta e costruita con le nostre stesse mani.

La morale è la debolezza del cervello. (Arthur Rimbaud)

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PETRUSINELLA

lunedì, 21 febbraio 2011 alle 03:11

Questa notte sono con te.
Ti tengo la mano, e anche se non parli so che mi senti.
Ti faccio forza, faccio finta per te di averne a balle.
Ti racconto una barzelletta, anche se non sono brava come te.
Oppure ti leggo qualche passo di Livio Romano, o una poesia di Lorca.
Ti restituisco il giornale con la lettera a Vendola.
Ti sorrido, mille e mille volte.
Organizzo con te la prossima cena dei “single lasciati”, quella che ci hai lasciato fare da soli, con la tristezza nel cuore.

Ti dico che alla 012 vendono delle minigonne fucsia bellissime, e ne compro un paio così, come dicevi, le puoi mettere per andare in giro a cuccare.
Andrea lo mettiamo ai fornelli, e starai così bene che potrai anche mangiare tutto il formaggio che vuoi, che adori.
Farà un sughetto squisito, e lo gusterai con appetito.
Poi apriremo un passito, da sorseggiare guardando vecchi film nella tua nuova casa.
La tua camera di Van Gogh avrà un nuovo servizio da the.
Ho già in mente il tuo regalo di compleanno, e visto che mi ascolti ti dico che sarà una pianta grassa, come avevi chiesto.
O forse più piantine, in vasi particolari, come quello fatto con le bottiglie di crodino saldate.
Sempre che non riesca a trovare pinocchio in legno, potrei sorprenderti eh?
E non ci sarà più alcunvecchio amore a procurare tristezze, stanne sicura.
Troverai un uomo che ti amerà così tanto da farti scoppiare il cuore dalla gioia.
Nanni orco non sarà più un macigno da portare addosso, perchè ci sarà spazio solo per un sentimento immenso e vero.
Quello che meriti.

Perchè senza di te, Petrusinella, nulla ha senso.

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Masse

domenica, 20 febbraio 2011 alle 12:59

Si sta spegnendo, anche se ci ride su.
Credo lei stessa sia l’unica (-terribile!-) ad esserne al corrente.
A rendersene conto sul serio.

Ho capito solo ora, cosa intendeva dire con quella battuta.
“Mani e piedi, cadranno”
Solo stanotte.
Ed è stata una notte interminabile.

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lunedì, 14 febbraio 2011 alle 16:30

Country manager o redattrice.

Dublino?

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:-)

venerdì, 11 febbraio 2011 alle 23:46

ho visto un albero oggi.
due tronchi spessi e nodosi si avvolgevano e si incrociavano.
Sarà così la mia vita.

E ho preso una decisione.
Riprendo quei fogli in mano e continuo quello che avevo cominciato anni fa.

Scrivo.

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