DECLINA IL GIORNO
mercoledì, 16 marzo 2011 alle 02:31
Se non fosse per questi occhi stanchi il mondo sarebbe un’istantanea nitida e tersa, come un giorno d’autunno, dopo una pioggia intensa e purificatoria.
Parlo di immagini, di foglie che dondolano al vento umido di marzo, di sorrisi perlati di bimbi, di piedi che affondano nella sabbia calda, di tatuaggi con aloni intorno preservati da creme protettive, di bocche che si aprono in sorrisi larghi, di amicizia, quella vera e tangibile, sparpagliata in due, tre parole al massimo.
C’è così tanto marcio intorno, così tanti mentecatti, tornata qui, che alle volte mi verrebbe da prendere una poltrona, accavallare le gambe, accendere una sigaretta e guardarli. Poco importa che si tratti di piantare una poltrona in un bar, in una strada centrale,o in un negozio di articoli per la casa.
Guardare sin dove possono spingersi.
Cosa possono inventare.
Il mio rimedio? Guardarli a testa alta, sorridere e chiedere come va.
Ho visto che li lascia di stucco.
Ancora meglio dell’indifferenza, perchè quella se l’aspettano. E’ la stessa cosa che offrono per cui ricambiare con altro stupisce.
“Finchè dura il rimorso dura la colpa” diceva Borges.
Non ho mai avuto alcun rimorso, sarà per questo che dormo serena e su mille cuscini.
E tu, che mi leggi (ancora per poco, sino a quando non deciderò di trasportare e chiudere i miei pensieri con chiavi d’accesso), pensa in cosa hai mancato, prima di dire quello che dici su di lui.
Che mi dà tutto ciò che tu hai lasciato scivolare.
Proprio perchè ho orecchie per sentire tacete, piuttosto. Come fa la gente stanca quando declina il giorno.