E LA CHIAMANO ESTATE…
di Salmastra
Anche quest’estate sta scivolando via, veloce, come acqua su una patina d’olio.
Ho nostalgia delle mie strade vuote, delle villette piene di oleandri e di famigliole in cerca di un po’ di frescura, del camioncino con le caramelle a cui chiedere mille lire di ruote di liquirizia, da succhiare seduta con le gambe incrociate sul marciapiede. Fa caldo in questa stanza e fa caldo, troppo, tra i miei pensieri, che si sovrappongono, si riempiono di immagini di angurie in garage, di zoccoletti nuovi di zecca portati da babbo a inizio estate, il viso del nonno in canottiera che legge il giornale aspirando lunghe boccate alle sue MS, della penombra della stanza durante i miei riposini coatti, del letto a castello e le gambine di Tita che spuntavano, scomposte.
Non ho più tempo per fermarmi a fissare i dettagli che amo, non c’è più quella poesia che mi faceva camminare, sempre, a tre palmi da terra.