SALUTI A CASA. SENZ’ALTRO, NON MANCHERO’
di Salmastra
Il problema del mio paese è che pieno di persone morte.
Morte nel senso che magari all’apparenza possono anche fingere di star bene, ma in realtà basta coglierne ogni tanto gli sguardi furtivi, quelli lanciati al nulla, per accorgersi che la loro vita è vuota.
Si esaurisce tutto intorno a giorni che si susseguono uguali, in cui la cosa più eclatante che può succedere è un litigio allo sportello della posta, un mazzetto di prezzemolo regalato dal fruttivendolo, un caffè dopo pranzo con i parenti la domenica.
Eppure, non so se per dolce rassegnazione, se per sfinimento, o perchè i miei sogni li ho ancora in pugno, stretti, mi sto lentamente accorgendo di quanto mi piaccia questa agonia, questa prigione fatta di terra, di pietre vive, di ulivi accartocciati e ruvidi, di saluti a ogni passo, di inutili ciance senza filo logico, buttate lì, solo per zizzania o ignoranza.
Di mare immenso da fissare quando mi pare. In silenzio.
L’importante, ho capito, è prescindere dal contorno, dalla banalità, dalle persone vuote.
L’importante è prenderle per culo con arte, in modo che non sembri. Non se ne accorgerebbero, comunque.
Credere che un futuro, anche qui, se si mantiene vivo il senso critico e il cervello, è possibile.
‘Saluti a casa signorina’
‘Senz’altro, non manchero’ ‘(cara testa di cazzo)
Non è solo merda, il sud.