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di Salmastra

Alle cinque e mezzo, stamattina, era già luce.
Certo, il giorno si trascinava dietro ancora un pò di ombre della notte salentina, umida e limpida, ma ci fosse stata gente in strada ci si sarebbe riusciti a vedere in viso tranquilamente.
E invece c’ero io, sola.
Quando ero al liceo e si andava in gita vedevo lo stesso cielo. Uscivo di casa entusiasta, un pò rimbambita di sonno, con la valigia e i panini di mia mamma.
Mi alzavo a quell’ora solo quando dovevo partire e aspettavo che passasse Annavita, se non era il nostro turno andare a prenderla.
Poi mi son messa in macchina e ho guidato fino a Lecce.
Da Lecce ho preso un treno diretto a Bari.
Sul treno c’era una donna che ha continuato ad agitare la mano vicino al finestrino fino a quando la distanza non le ha impedito di guardare suo marito.
 Poi si è seduta con la borsa a bauletto sulle gambe e ha iniziato a sfogliare una rivista di poco conto, piena di foto e storie  inutili.
Ero seduta al centro, ma in fondo al corridoio. Mi sembrava l’immagine perfetta per una foto: solo piedi allineati e braccia che reggevano giornali.
Sono scesa a Bari, ho offerto una sigaretta a un vecchino dolce, avvolto da una coperta lurida, ho bevuto un cappuccino in un bar squallidissimo  e letto della strage in Germania.
Mi son sentita male, per un attimo, riflettendo sulla notizia.
Poi ho aspettato che arrivasse un perfetto sconosciuto a prendermi per il terzo colloquio, che è stato più lungo del previsto.
Eravamo rimaste in due. Partiti in dodici.
Domattina diranno chi meritava il posto, e io non ho buoni presentimenti, non so perchè.
Forse alla fine neanche mi interessa più, non lo so. I colloqui ti rendono ridicola, a mio avviso.
Parli di te stessa, in modo falso. Non andrei mai a dire in giro: "Sono una persona intraprendente e dinamica, perchè dunque non scegliere me?"
Pollo, è normale che se son qui e mi son proposta non sono una morta che non ama uscire, altrimenti mi sarei candidata alla società operaia!
Vabè, gli ho detto che non sono una abituata ad autoincensarsi, e non mi sono pentita.
Sono risalita sul treno, sono tornata in stazione, ho guidato verso casa, pranzato e poi di nuovo a letto.
Strani giorni.
Viviamo strani giorni. 

Questo post è stato scritto venerdì, 13 marzo 2009 alle 01:56 nella categoria Senza categoria.
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