GOODBYE EVERYBODY, I HAVE TO GO.
di Salmastra
Dal mio letto tutto quello che si vede è un ammasso di tubi di ferro blu e le strane intelaiature che sostengono i materassi di questo ostello. Vivo in stanza con altre sedici persone, il che significa che in camera ci sono ben otto letti a castello. Libri, giacche, strani cappelli, calzini bucati, una chitarra posata nell’angolo, zaini da campeggio, vecchi asciugamani, lucchetti e valigie, fanno parte dell’arredo e al solo guardarli ti rendi conto di quanta vita abbiano accumulato.
Stanotte non riuscivo a dormire, per vari motivi.
Un po’ perchè la ragazza slovacca che legge con i piedi penzoloni aveva la tosse, un pò per la cena coreana di ieri, ancora una volta troppo speziata, un pò perchè ero concentrata sui rumori che provenivano dalla strada e che rompevano a tratti il silenzio del sonno.
Dublino oggi sembra splendida. E’ uno dei giorni più freddi, quelli in cui anche solo respirare fa male, ma ho camminato a lungo, da sola. Non volevo nessuno al mio fianco.
Pensavo che sono già passati due mesi, che lascio non so quanti amici e che al tempo stesso ne ritroverò altrettanti a casa.
Ripenso all’abbraccio forte di Liam, il mio professore, che mi ha guardata negli occhi e mi ha fatto capire che era vero che gli sarei mancata, ho ripensato a ieri sera e alle facce disgustate di chi avevo trascinato al ristorante coreano, alla mia roba ammassata su quella specie di comodino, a Anne, a Ryo, che credevo fosse partito in Giappone e che invece è ancora qua, ai miei strani compagni di casa prima che venissi in ostello.
Baptiste, sempre educato e serio, che l’ultima notte era così ubriaco che ha fatto pipì nel parco vicino casa e ha vomitato nel lavandino della cucina. A Franklin, che non parlava un’acca di inglese e che veniva dall’Amazzonia. Ho scoperto solo alla fine che è il capo di una tribù che vive come 100 anni fa e che in vita sua non aveva mai visto una doccia.
Agli occhi umidi di Rut e a Juanjo che ha vietato tassativamente di piangere solo perchè si commuove pure lui e non vuole che lo si veda piangere.
Insomma, penso alla mia vita qui e a quelli che sono stati la mia famiglia per due mesi e che ora sono sparpagliati per il mondo. Ma immagino ci sarà un senso in tutto questo, ci sarà un senso se ho conosciuto queste persone e non altre…O almeno lo spero.
Domani il mio volo parte alle 13.55.
Destinazione Bologna.
Dai miei amici.
La mia vita.
12 dicembre 2008 alle 10:34
certo che ha un senso tesoro… : ) ho paura che non riusciremo a vederci, almeno a questo giro ovviamente.. mi dispiace un bel pò, ma prometto che ci sentiremo! ti abbraccio fortissimissimo e bentornata
15 dicembre 2008 alle 11:26
Te pensavi di arrivare a Bologna!!! Invece ti abbiamo voluto fare una bella sorpresa, che forse a Pisa non c’eri mai stata e invece merita
Scherzo patatina, dai, ci dobbiamo vedere il prima possibile, non disfarla nemmeo la valigia!
Bacini…
18 dicembre 2008 alle 11:17
buon ritorno
welcome to your country (cit.)