DUBLINO. PARTE SECONDA
di Salmastra
C’ho messo un po’ per arrivare ma sono qua.
Ho camminato due ore con tre bagagli al seguito, al buio, con le foglie secche che si incastravano sotto le suole e sotto le ruote dellla valigia. Non avevo una guida, naturalmente, ne’ tantomeno una mappa, ma ho fatto conversazione con vari soggetti irlandesi di tutte le eta’, che pian piano mi hanno indirizzata sulla strada giusta.
E’ stato divertente soprattutto vedere come variassero i pronostici dei tempi di percorrenza in base alle fasce d’eta’ a cui mi rivolgevo. Alla mia domanda -Is it too far?- un ragazzo che giocava a pallone mi ha risposto, OOH no, five minutes only! una vecchina col cappello di lana calcato fin sotto le orecchie, twenty minutes by walk, un signore con l’ombrello a scacchi: thirty five minutes.
Incoraggiante. Ridicolo. Deprimente, ma solo per un attimo.
Ho camminato, camminato e camminato. Questo ho fatto dalle sei alle otto ieri sera.
Fa freddo, sia fuori che nella casa dove alloggio, e il vento e’ cosi’ forte che in alcune strade meno riparate a stento resto in piedi. Ho un copriletto tigrato orribile, ma un armadio di legno verde, basso e quadrato, compensa quella bruttura. Vivo con una donna non molto socievole, che mi fa togliere le scarpe quando entro in casa. Ho dovuto comprare dei calzini piu’ spessi perche’ mi si ghiacciavano i piedi, una spazzola che avevo dimenticato, del balsamo perche’ i miei capelli stamattina erano indistricabili, un pacco di biscotti perche’ in casa mia e’ difficile che ci sia qualcosa da mangiare.
Sono in un internet cafe’, il mio mouse e’ unto ( ho le braccia troppo costipate per pensare di poter caricare il portatile), il giapponese di fianco scatarra pesantemente, si sente il ticchettio nervoso e veloce delle dita sulle tastiere, qualche colpo di tosse, il tintinnio dei soldi spicci di chi salda il conto, il fruscio dei fogli che escono dalle stampanti.
Non ho voglia di tornare a casa. Ne’ tantomeno saprei come farlo, devo ancora imparare.
Cerco di non pensare al fatto che mi mancate tutti.
Cosi’ e’ piu’ facile sorridere, anche qui.
19 ottobre 2008 alle 23:53
Togliere le scarpeeee?? Non avrai mica portato le gazzelle di paillettes??? O.O?
…sennò te credo che ‘a vecchia unné socievole!!
Scherzo paperetta, però che belle immagini… ci sono persone che non ho mai visto ridere tanto come quel giorno al “Solito Posto – revival”…
Cmq se lì non ci stai bene veni, veni da oki, che c’è posto…
20 ottobre 2008 alle 16:32
oki mi sa che erano le convers quelle due bombe chimiche di quel giorno ^^ piccoletta in quel di dublin, io ti abbraccio forte e voglio foto del copriletto tigrato quanto prima, sappilo… -__-’
ricorda che noi ti sorridiamo da lontano : )
21 ottobre 2008 alle 23:17
ahi signore, quante cose ca ne ccappane.. io ho dovuto cambiare casa (ma la ex proprietaria ancora nn lo sa, piccolo dettaglio trascurabile) perchè la tipa è risentita del fatto che nn ci sono mai. La casa in cui andrò (a fare finta di) vivere è un caos totale. Tipo la mia stanza moltiplicata per 10. Un’esplosione atomica. e nella stanza dei proprietari (non nella mia per fortuna) ci sono dei gufi impagliati penzolanti dal soffitto..ma io mi chiedo, si può???
tanti baci
francy
22 ottobre 2008 alle 15:09
Ragazze, io pure sono in una situazione tremenda. Allora, comincio col dire che non ho assolutamente le converse con le pailletes percheº sono troppo leggere qui e non aveva senso portarle, anche se non mi sarebbe dispiaciuto sterminare un paio di persone con quelle… Poi continuo col dire che la fraº ha dei gufi impagliati, io vivo con una che non cºeº mai, che non accende mai i riscaldamenti, che mi ha dato, oltre al copriletto tigrato, anche il cuscino, che mi ha fornita di due asciugamani nuovi, che non asciugano un cazzo, e che lascia la finestra del bagno spalancata e la mattina sono a rischio paralisi facciale ºe non solo’ quando mi spoglio per enetrare in doccia. A parte questo, diciamo, che va tutto molto bene, grazie. Vi penso, e vi penso tanto. Un bacio a tutte le mie galline.